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Gli Internet Service Provider non dovrebbero, per legge, controllare gli utenti.
Sabato 06 Dicembre 2008 ore 14:30:08
Gli Internet Service Provider (ISP) sono le strutture che offrono agli utenti residenziali e alle imprese l’accesso a Internet con i relativi servizi. Come tali, appare scontato che gli ISP siano in grado di controllare tutto il traffico che passa attraverso le loro reti, compresi i dati personali e anche sensibili di milioni di utenti. Paul Ohm, docente di diritto all’Università del Colorado, specializzato, tra le altre materie, sulle problematiche e le normative legate alla privacy, ha scritto un saggio intitolato "The Rise and Fall of ISP Invasive Surveillance", che sarà dato alle stampe nel 2009. Ohm non nasconde la sua preoccupazione in merito alla possibilità per i provider di raccogliere e conservare tutti dati relativi ai propri utenti. In particolare, il professore focalizza la sua attenzione sulla Deep Packet Inspection, ovvero sull’analisi del traffico web attuata per ottenere dati utili a vari scopi. Con la DPI tutto quel che viene effettuato in Rete può essere monitorato, registrato, filtrato, regolato. Il potere di intervento della Deep Packet Inspection è enorme, in quanto essa consente anche un’analisi semantica del traffico finalizzata a capire i contenuti delle email inviate, le applicazioni adoperate, i file scambiati. E se da un lato la DPI è utile per contrastare la pirateria e l’utilizzo improprio del file sharing, dall’altro lato si rivela un pericoloso strumento in grado di violare la privacy. Non solo: gli operatori di TLC utilizzano la Deep Packet Inspection anche per privilegiare il proprio traffico rispetto a quello di altri operatori, in aperto contrasto con i principi della net neutralità, oppure per censurare il comportamento di alcuni utenti, tanto da suscitare le proteste di diversi gruppi di sostenitori dei diritti civili. D’altro canto è innegabile che lo strumento serva anche per ragioni di sicurezza, per bloccare la trasmissione di malware e proteggere gli utenti. Ma le ragioni economiche che muovono gli ISP non possono passare in secondo piano, soprattutto se si pensa che con la DPI possono essere realizzate campagne di pubblicità on line mirate basate sul comportamento degli utenti, il cosiddetto behavioral advertising. Come regolare la situazione, dunque? Ohm sostiene con forza la necessità di impedire che l’utente sia monitorato costantemente e in maniera pervasiva e che la Rete non sia costituita da corsie preferenziali. E ribadisce che lo strumento per garantire la neutralità della Rete e liberare l’utente da un Grande Fratello che lo controlla passo passo è la legge che tutela le comunicazioni dei cittadini dalle intercettazioni. Secondo Ohm si tratta solamente di aggiornare la normativa e di fissare dei paletti ben precisi all’operato degli ISP.
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Condannati, penalmente e civilmente, due utenti P2P. Tansini Marcello.
Sabato 06 Dicembre 2008 ore 14:30:08
Due utenti P2P sono stati condannati penalmente e civilmente dal tribunale di Milano per aver scaricato e reso disponibile diversi file di film, musica e videogames in circuiti di file sharing. In particolare avrebbero scambiato tali file su Direct Connect, chiamata comunemente DC e usata da migliaia di persone in Italia. La condanna si è basata sulla attuale legge del diritto d'autore e accanto a quella penale, vi è stata anche quella civile con una multa di 3000 euro più il pagamento delle penali amministrative. A livello penale, come afferma l'attuale norma, la condanna verrà cancellata in automatico dalle fedina se nei prossimi 5 anni i due "colpevoli" non ripeteranno lo stesso atto che li ha portati alla denuncia. La stessa legge relativa allo scambio online di materiale protetto dal diritto di autore prevede la possibilità della cosidetta oblazione, ovvero un atto dove l'imputato afferma e si assume totalmente le proprie colpe per quello che ha fatto in cambio dell'annullamento del procedimento penale. E proprio questa via hanno scelto gli altri 9 denunciati che insieme ai 2 utenti, oggi condannati, erano stati colti nello scambio P2P. Da sottolineare che uno dei due condannati ha scelto di opporsi alla sentenza e vi sarà, dunque, un nuovo grado di processo, dove sarà interessante vedere cosa deciderà il giudice.
Autore: Tansini Marcello
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Silvio Berlusconi proporrà una regolamentazione internazionale per Internet...
Venerdì 05 Dicembre 2008 ore 18:09:46
L’Italia avrà la presidenza di turno del prossimo G8, che si terrà a gennaio. In quell’appuntamento, Silvio Berlusconi proporrà una regolamentazione internazionale per Internet. Ad annunciarlo lo stesso presidente del Consiglio durante una visita al Polo tecnologico di Poste Italiane all’EUR di Roma. Per conoscere i dettagli delle proposte che Berlusconi presenterà al tavolo del G8, che in realtà sarà un G20 in quanto ospiterà anche i Paesi che si avviano verso uno sviluppo industriale avanzato, occorrerà probabilmente attendere proprio l’inizio dei lavori, visto che il premier non ha specificato in che termini intende regolamentare la Rete. «Porteremo sul tavolo» ha detto il premier «una proposta di regolamentazione di Internet in tutto il mondo, essendo Internet un forum aperto a tutto il mondo». Berlusconi, che si è detto impressionato dalla grande innovazione e modernizzazione tecnologica attuate all’interno di Poste Italiane, tanto da portarla come esempio per l’ammodernamento di tutto il Paese e della Pubblica Amministrazione, ha anche dichiarato che, nella prospettiva di proporre una regolamentazione comune per Internet, l’Italia si porrà come avanguardia «di queste nuove tecnologie, che ormai sono il futuro del mondo». Ora, non vogliamo qui esprimere alcuna valutazione politica (non lo abbiamo mai fatto), ma ci sembra opportuno ricordare alcuni dati di fatto che riguardano il mondo in cui operiamo e che mostrano come l’Italia non sia affatto all’avanguardia per quanto riguarda Internet, tranne per alcune realtà di eccellenza. Nel Bel Paese, ogni 100 abitanti, ci sono 37 computer, 18 connessioni a banda larga e 54 connessioni alla Rete: molto poco, rispetto agli altri Paesi europei a economia avanzata. Il digital divide è un problema serio e l’Italia figura tra gli ultimi posti per diffusione di banda larga e larghissima. La mancanza di infrastrutture è evidente, visto che anche il governo in carica ha creato una task force per risolvere il problema. Spesso, poi, quando la politica italiana, da destra e da sinistra, si è occupata di Internet, sono arrivate proposte molto discutibili. Peraltro è difficile sentirsi rassicurati in materia di regolamentazione della Rete da un premier che poco tempo fa ha risposto a un giornalista dell’AdnKronos affermando di non conoscere Internet...
Autore: Pierluigi Emmulo
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Gli Internet Service Provider non dovrebbero, per legge, controllare gli utenti.
Martedì 02 Dicembre 2008 ore 15:38:49
Gli Internet Service Provider (ISP) sono le strutture che offrono agli utenti residenziali e alle imprese l’accesso a Internet con i relativi servizi. Come tali, appare scontato che gli ISP siano in grado di controllare tutto il traffico che passa attraverso le loro reti, compresi i dati personali e anche sensibili di milioni di utenti. Paul Ohm, docente di diritto all’Università del Colorado, specializzato, tra le altre materie, sulle problematiche e le normative legate alla privacy, ha scritto un saggio intitolato "The Rise and Fall of ISP Invasive Surveillance", che sarà dato alle stampe nel 2009. Ohm non nasconde la sua preoccupazione in merito alla possibilità per i provider di raccogliere e conservare tutti dati relativi ai propri utenti. In particolare, il professore focalizza la sua attenzione sulla Deep Packet Inspection, ovvero sull’analisi del traffico web attuata per ottenere dati utili a vari scopi. Con la DPI tutto quel che viene effettuato in Rete può essere monitorato, registrato, filtrato, regolato. Il potere di intervento della Deep Packet Inspection è enorme, in quanto essa consente anche un’analisi semantica del traffico finalizzata a capire i contenuti delle email inviate, le applicazioni adoperate, i file scambiati. E se da un lato la DPI è utile per contrastare la pirateria e l’utilizzo improprio del file sharing, dall’altro lato si rivela un pericoloso strumento in grado di violare la privacy. Non solo: gli operatori di TLC utilizzano la Deep Packet Inspection anche per privilegiare il proprio traffico rispetto a quello di altri operatori, in aperto contrasto con i principi della net neutralità, oppure per censurare il comportamento di alcuni utenti, tanto da suscitare le proteste di diversi gruppi di sostenitori dei diritti civili. D’altro canto è innegabile che lo strumento serva anche per ragioni di sicurezza, per bloccare la trasmissione di malware e proteggere gli utenti. Ma le ragioni economiche che muovono gli ISP non possono passare in secondo piano, soprattutto se si pensa che con la DPI possono essere realizzate campagne di pubblicità on line mirate basate sul comportamento degli utenti, il cosiddetto behavioral advertising. Come regolare la situazione, dunque? Ohm sostiene con forza la necessità di impedire che l’utente sia monitorato costantemente e in maniera pervasiva e che la Rete non sia costituita da corsie preferenziali. E ribadisce che lo strumento per garantire la neutralità della Rete e liberare l’utente da un Grande Fratello che lo controlla passo passo è la legge che tutela le comunicazioni dei cittadini dalle intercettazioni. Secondo Ohm si tratta solamente di aggiornare la normativa e di fissare dei paletti ben precisi all’operato degli ISP.
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Condannati, penalmente e civilmente, due utenti P2P. Tansini Marcello.
Martedì 02 Dicembre 2008 ore 15:36:26
Due utenti P2P sono stati condannati penalmente e civilmente dal tribunale di Milano per aver scaricato e reso disponibile diversi file di film, musica e videogames in circuiti di file sharing. In particolare avrebbero scambiato tali file su Direct Connect, chiamata comunemente DC e usata da migliaia di persone in Italia. La condanna si è basata sulla attuale legge del diritto d'autore e accanto a quella penale, vi è stata anche quella civile con una multa di 3000 euro più il pagamento delle penali amministrative. A livello penale, come afferma l'attuale norma, la condanna verrà cancellata in automatico dalle fedina se nei prossimi 5 anni i due "colpevoli" non ripeteranno lo stesso atto che li ha portati alla denuncia. La stessa legge relativa allo scambio online di materiale protetto dal diritto di autore prevede la possibilità della cosidetta oblazione, ovvero un atto dove l'imputato afferma e si assume totalmente le proprie colpe per quello che ha fatto in cambio dell'annullamento del procedimento penale. E proprio questa via hanno scelto gli altri 9 denunciati che insieme ai 2 utenti, oggi condannati, erano stati colti nello scambio P2P. Da sottolineare che uno dei due condannati ha scelto di opporsi alla sentenza e vi sarà, dunque, un nuovo grado di processo, dove sarà interessante vedere cosa deciderà il giudice.
Autore: Tansini Marcello
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